Lettera a Beppe

Caro Severgnini, vedendo il disastro in Sardegna mi sono ricordata di un episodio della mia infanzia.

1935. Abitavamo lungo una fiumara in provincia di Messina, contrada Tremestieri. Quell’inverno la fiumara, in seguito a forti piogge diventò un fiume. Noi bambini andammo a guardare dal muraglione di confine e guardammo lo spettacolo veramente imponente.

La considerazione che faccio oggi è questa: La parte alta della fiumara era costeggiata dagli agrumeti molto folti e non fece alcun danno, la parte bassa su cui passava la strada provinciale e la ferrovia Messina Catania, non esondò affatto e non danneggiò le due strutture viarie che sono ancora là a servizio delle popolazioni dei villaggi limitrofi. Il muraglione su cui sedevamo noi bambini era alto almeno 5 metri e largo due con una struttura di pietre laviche fissate con cemento.

Personalmente non lo so ma questa struttura dovrebbe risalire ai lavori del dopo terremoto del 1908, quando il genio civile si attenne a delle rigidissime norme anti sismiche e di protezione. Mi congratulo nel pensiero con quell’ingegnere capo di allora che seppe fare il suo mestiere.

Lascio questo ricordo alla considerazione degli attuali amministratori di tutta Italia ad esempio di buona amministrazione.

Cordialmente Luisa Ardizzone.
novembre 2013

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