Messina 1° settembre 1847

I FATTI:

A Messina in effetti c’era un forte spirito risorgimentale,alimentato da esponenti della borghesia cittadina ,collegati a circoli di nobiltà illuminata, che si incontravano clandestinamente a casa di alcuni giovani liberali con esperienze politiche e culturali di tipo europeo. Molti messinesi lavorarono alacremente per preparare l’insurrezione fissata per il 2 Settembre. Tutti i preparativi procedevano con grande attenzione per evitare le spie della polizia borbonica. Il controllo governativo era concentrato su Palermo e Napoli, questo favorì l’organizzazione. Si era saputo che Mercoledì 1° Settembre gli ufficiali del presidio di Messina davano un banchetto all’albergo Vittoria in omaggio al generale Lualdi, di recente promosso maresciallo. I Messinesi avevano l’occasione clamorosa di catturare tutto lo stato maggiore borbonico in un colpo solo, decisero di insorgere il giorno prima. Il 1° Settembre 1847 alle ore sei del pomeriggio. 5 gruppi partirono da diversi punti della città chiamando alle armi tutti i cittadini. Gli ufficiali, avvertiti tempestivamente della rivolta, erano scappati per rifugiarsi nei quartieri militari e nelle fortezze. Dalla marina alla salita del forte dell’Andria i soldati non resistettero a lungo. Molti posti doganali furono presi d’assalto e i soldati travolti dai Messinesi. Fu una lotta impari contro soldati che accorrevano continuamente. Verso le otto il numero enorme dei soldati borboni accorsi prevaricò i gruppi dei rivoltosi che si ritirarono. Questa fu la prima rivoluzione in Sicilia che porterà , dopo quella di Palermo nel Gennaio 1848, alla costituzione della Repubblica Siciliana con la presidenza di Ruggero Settimo. Gli insorti trovarono riparo e ospitalità sui colli della città, il generale Lualdi invitava i cittadini a denunciare gli insorti, e che potevano essere uccisi da qualsiasi persona con una taglia di 300 ducati per ogni ribelle ucciso e 1.000 ducati per ogni ribelle catturato. Nessuno fece denuncia, i ricercati uscirono salvi dalla Sicilia per trovare riparo fuori in attesa di rientrare. I governanti borboni volevano dimostrare all’Europa che i moti di Messina erano opera di pochi pazzi. Fecero firmare un documento al Senato cittadino ove si ammettesse questa versione. Tale delibera suscitò lo sdegno di tutta la cittadinanza, che si trasformò in una protesta che fu divulgata con dei manoscritti distribuiti in tutta la Sicilia e spediti ai Governi degli altri Paesi. I borboni fecero anche coniare una medaglia con le scritte; Messina 1° Settembre e Fedeltà (sul fronte) con cui decorarono tutti i soldati e marinai al soldo di Ferdinando che erano a Messina quel giorno. Allo sdegno pubblico il governo sovrapponeva altra offesa e insisteva con questa nuova provocazione e plateale premiazione. Il 12 Gennaio 1848 Palermo insorgeva, dopo giorni di combattimenti, cacciava dalla città i borbonici e costituiva un Governo Provvisorio del Popolo Siciliano. Il Governo nemico corse subito ai ripari a Messina, considerata fondamentale per il controllo militare della Sicilia, facendo schierare tutte le forze militari presenti in Città sulla Via Ferdinandea (oggi via Giuseppe Garibaldi). Il Popolo messinese cominciò a inveire urla e insulti contro i soldati che temevono di essere assaliti dalla moltitudine di popolo inferocita, il generale impauritosi (spagnatosi) fu costretto a ordinare una ritirata frettolosa e disordinata che somigliava ad una fuga. Il 28 gennaio un comitato di 300 cittadini pubblicò un proclama: “all’armi ai messinesi! ecco il giorno tanto sospirato! Siete tutti ormai armati e organizzati. Messina che diè prima il segno dell’insurrezione finisce in questo giorno la grande Rivoluzione Siciliana.

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